Come configurare Google Analytics

Google Analytics è lo strumento di analisi web più utilizzato al mondo. Aiuta a misurare e analizzare il traffico di un sito o applicazione. Fornisce informazioni su come gli utenti trovano, si comportano e convertono nelle proprietà web.

Avete installato Google Analytics sul vostro sito e letto qualche guida all’uso. Siete finalmente pronti a prendere decisioni basate sui dati che raccoglie, giusto? Sbagliato.

Google Analytics è uno strumento di marketing e di business estremamente flessibile, ma come ogni strumento flessibile non funziona out-of-the-box. Devi avere una conoscenza approfondita dei tuoi obiettivi, del tuo target e del tuo sito. Oltre a questo, devi essere in grado di impostare Google Analytics in modo da essere sicuro che i dati con cui stai lavorando siano affidabili e significativi. Questa guida passo passo ti aiuterà a configurare correttamente Google Analytics

Pronti? Iniziamo!

Codice di tracciamento Analytics: cos’è e come installarlo con Tag Manager

Per installare Google Analytics nel tuo sito web è necessario inserire il codice di tracciamento (analytics.js) nel <head> del tuo sito web. Incorporando questo codice, di fatto installerai analytics.js, conosciuta anche come Universal Analytics, la libreria JavaScript che misurano come gli utenti interagiscono con il tuo sito web.

Nella pratica, una volta che hai creato l’account Analytics, dovrai andare in Amministrazione > Proprietà > Informazioni di monitoraggio > Codice di monitoraggio e recuperare lo snippet da copiare nel file <head> di tutte le pagine del tuo sito web.

codice di tracking analytics

Ma, se vi occupate di web, sapete che le cose possono diventare disordinate in fretta, soprattutto quando persone diverse sono responsabili della manutenzione del sito stesso. Per evitare di scoprire che Google Analytics è stato rimosso settimane prima per errore dallo stagista di turno, vi consiglio di installarlo tramite Google Tag Manager. In questo modo avrai il pieno controllo sulla manutenzione di tutti i tuoi tag. Vediamo come.

In pratica

Codice di monitoraggio: come installarlo con Google Tag Manager

  • ora crea un nuovo tag Google Analytics “Universal Analytics” e indica nel Tipo di monitoraggio, o Track type, “Pageview”, in modo da attivare il tag ogni volta che viene generato un evento “Pageview”.
installazione tag page view con tag manager
  • su “Impostazioni Google Analytics” crea una nuova variabile e inserisci il Tracking ID del tuo account Google Analytics; lascia gli altri dati così come li hai trovati e salva;
modifica google analytics impostazioni tag manager
  • infine, imposta il Trigger su “Tutte le pagine”.
  • Testa cliccando su “Anteprima”.
gtm debug page view

Tramite la modalità debug, potrai verificare l’effettiva attivazione del Tag durante la visita di pagina. Quando sei pronto, ricorda di pubblicare il tag.

Problemi con la configurazione? Lascia un commento, sono qui per aiutarti!

Attivare i report demografici e di interesse in Google Analytics

Con il report dati demografici e interessi in Google Analytics otterrete informazioni sull’età, il sesso e gli interessi dei vostri utenti. L’abilitazione permette di raccogliere informazioni dal cookie DoubleClick e dagli ID pubblicità dispositivo, dunque ricorda di aggiornare la Cookie Policy del sito.

In pratica

  • In Proprietà > Impostazioni proprietà abilita “Demografia e rapporti di interesse”
  • In Proprietà > Informazioni di monitoraggio > Raccolta dati abilita le “Funzioni di generazione di rapporti sulla pubblicità”; Google Analytics raccoglierà i dati dal cookie DoubleClick.
  • Potrai consultare questi report su Pubblico > Dati demografici e su Pubblico > Interessi entro 24/48 ore dall’attivazione.

Abbiamo visto come abilitare i report demografici in Google Analytics e avere a disposizione i dati anagrafici degli utenti. Il prossimo step riguarda il collegamento di Google Search Console e l’abilitazione della reportistica relativa al traffico organico.

Collegare la Search Console a Google Analytics (e perché farlo)

Questa configurazione richiede alcuni secondi, ma trovo spesso account che non hanno collegato Google Search Console a Google Analytics, un vero peccato!

Perché collegare Search console ad Analytics? Questa integrazione ti permetterà di accedere a 4 report relativi alle prestazioni organiche. Sarete in grado di sapere quale ricerca contribuisce maggiormente al traffico organico di una data landing page, paese e dispositivo; potrete anche consultare il report delle query, per capire quali parole chiave contribuiscono maggiormente al vostro traffico organico nel suo complesso.

In pratica

Per collegare search console, spostati su Amministrazione > Proprietà > Tutti i prodotti > Collega Search Console. Seleziona la proprietà web che desideri collegare.

Se puoi, verifica la Search console attraverso i DNS, in questo modo non sarà necessario verificare ogni versione del tuo sito. Search console si occuperà di mostrarli in visione aggregata.

Cosa intendo per versione? Http, https, www e le versioni non-www del vostro sito sono tutte versioni diverse del vostro sito: questo può indurre in errore i motori di ricerca e dividere i dati analitici ma, se per qualche motivo mantieni versioni diverse del tuo sito e non puoi accedere ai DNS, ricorda che dovrai ripetere l’impostazione di Google Analytics e della console di ricerca per ogni versione del sito.

Limiti

Alcune limiti sono stati imposti da Google su questo report, vediamo quali:

  • I dati di comportamento e conversione, nei report dedicati a Search Console, sono disponibili solo a livello di landing page; non avrai dunque la possibilità di consultare comportamento e conversione per parola chiave, ma se le tue pagine di atterraggio sono posizionate per parole chiave ben distinte puoi arrivare ad una buona approssimazione.
  • I dati dei report Search Console in Google Analytics sono in ritardo di 48 ore dai dati della Search Console stessa.
  • I dati Search Console vengono visualizzati dal momento in cui viene stabilita la connessione con Google Analytics; non sarà possibile visualizzare i dati precedenti alla connessione nei report di Google Analytics.
  • Questa impostazione non risolve il problema delle parole chiave (not set).

Nel prossimo capitolo vedremo come estendere il periodo di conservazione di alcuni dati in Google Analytics.

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Estendi la conservazione dati di utenti ed eventi in Google Analytics

Di default, Google Analytics effettua una cancellazione dei dati di utente (come lo User ID) ed evento dopo 26 mesi di inattività dell’utente stesso. Questa eliminazione dei dati storici influenza i segmenti personalizzati e la creazione di report personalizzati disaggregati (e non i report standard, che mostrano dati aggregati). È possibile ridurre o aumentare questa finestra, da 14 mesi alla scadenza indefinita. In materia di GDPR puoi stare tranquillo, la normativa non obbliga in alcun modo a cancellare periodicamente i dati, dovrai solo aggiornare la tua cookie policy dichiarando per quanto intendi preservare i dati dei tuoi utenti.

Avere una cronologia dati più retroattiva possibile è cosa buona, vediamo ora come abilitare questa impostazione in Analytics!

In pratica

Vai in Amministrazione > Conservazione dei dati > Conservazione dei dati.

Imposta il menù a tendina sul valore scelto. Io solitamente la imposto su “Non scadere automaticamente”, per conservare i dati degli utenti il più a lungo possibile.

Setup delle Viste in Google Analytics: produzione, test e master

Quando crei un nuovo account Google Analytics viene generata di default anche una vista pronta a raccogliere e visualizzare i dati provenienti dalla tua proprietà.

Una delle prime configurazioni che consiglio di effettuare è quella riguardante la creazione di almeno altre 2 viste, 3 in totale: test, produzione e master (o “raw”):

  • La vista di test ti sarà utile per il setup iniziale e per provare eventuali filtri sui dati.
  • La vista di produzione, dopo il setup iniziale, sarà clonata dalla vista di test e conterrà i dati “puliti” tramite filtri e impostazioni varie.
  • La vista master conterrà una copia non filtrata dei dati da usare come riferimento.

Ricorda

Hai a disposizione fino a 25 viste per proprietà.

In pratica

Per creare una nuova vista:

  • Vai in Amministratore > + Crea vista.
  • Seleziona tipologia “Web”.
  • Inserisci un nome per la Vista. Se lo vorrai, potrai modificare il nome in seguito (ti consiglio di utilizzare una nomenclatura coerente fra le viste).
  • Seleziona il fuso orario. Assicurati che il paese o zona del fuso orario della vista della tua property sia la stessa riportata in Google Ads: in questo modo i report che utilizzano l’ora del giorno saranno allineati.
  • Clicca “Crea vista”.

Abbiamo visto come e perché creare le 3 viste base in Google Analytics. Puoi procedere al prossimo capitolo: il setup degli obiettivi.

Configurazione degli obiettivi in Google Analytics

Gli obiettivi sono uno degli elementi più importanti della configurazione di Analytics. Tramite gli obiettivi potrai misurare l’efficacia del tuo sito o app nel perseguire gli obiettivi prefissati: generare entrate e lead (ma non solo).

Esempi di obiettivo

Possiamo dividere gli obiettivi in due principali categorie: micro e macro. I macro obiettivi sono i motivi per cui il sito o app esistono. Alcuni esempi di macro Obiettivi includono:

  • Compilare un form di contatto.
  • Completare un acquisto.
  • Interazione con una particolare funzionalità del sito o dell’app.

I micro Obiettivi invece sono i passi che l’utente intraprende prima di raggiungere il macro Obiettivo. Alcuni esempi di micro Obiettivi includono:

  • Tempo trascorso su una pagina specifica.
  • Il tempo trascorso a guardare un video promozionale.
  • Il download di un pdf.

I micro obiettivi sulla pagina prodotto Amazon possono includere: aggiunta al carrello, aggiunta alla lista dei desideri, consultazione delle immagini; tutti questi micro obiettivi potrebbero innescare il remarketing.

Quali sono gli obiettivi disponibili in Google Analytics?

Se state cercando un modo per capire quali obiettivi misurare con Google Analytics, assumo che abbiate già risposto a domande come

  • Perché questo sito web esiste?
  • Perché l’azienda esiste?

Questo è uno degli argomenti più importanti da affrontare quando si tratta di tracciamento e analisi web: gli obiettivi devono essere in linea con gli obiettivi di business ed è necessario dedicare molto tempo all’analisi di questi obiettivi prima di implementarli in Google Analytics.

Ed essendo che non esiste un business come un altro non esiste una configurazione standard, la definizione degli obiettivi è un processo che deve essere sempre personalizzato.

Ma come impostare gli obiettivi in Google Analytics? Dipende dalla tipologia. Di default Google Analytics propone diverse tipologie di obiettivo:

  • Destinazione, intesa come pagina di destinazione, per esempio la pagina di conferma dell’ordine;
  • Durata, intesa come durata di sessione misurata in ore, minuti, secondi.
  • Pagine per sessione, intesa come numero di pagine visualizzate per sessione.
  • Evento, inteso come qualsiasi evento innescato tramite sistema di Tag management e categorizzato con una Categoria, azione, etichetta e valore precisi.
  • Obiettivo intelligente, inteso come creazione automatica di obiettivi attraverso la misurazione delle sessioni con più engagement (a scopo di migliorare le offerte in Google Ads).

Si possono avere fino a 20 Obiettivi per Vista ma è facile esagerare e sfociare nel cosiddetto “over track”. Quello che consiglio è tentare di ridurre all’osso gli obiettivi da tracciare, concentrandosi su 2 o 3 macro Obiettivi e 2-3 micro Obiettivi.

Ricorda

Puoi cancellare gli obiettivi in Google Analytics? No, non puoi. Un’altra ragione per cui consiglio di pianificare in anticipo.

Come definire gli obiettivi in Google Analytics?

Utilizzando Google Analytics potrai tracciare obiettivi di destinazione, durata, pagine per sessione e obiettivo intelligente. Se vuoi tracciare obiettivi di evento dovrai servirti di Google Tag Manager o un altro sistema di Tag Management. Prima di iniziare ad impostare gli obiettivi veri e propri ti invito ad un ragionamento: hai già distinto gli obiettivi che vuoi tracciare fra macro e micro? Ottimo, vediamo ora come raggruppare i micro e macro obiettivi in insiemi, o set, distinti.

Ragionare per set

Google Analytics ti permette di creare insiemi di obiettivi. Il vantaggio è quello di ritrovare questi insiemi nella reportistica, avendo dunque la possibilità di analizzare i trend di micro e macro obiettivi in maniera separata.

L’assegnazione avviene durante la definizione dell’obiettivo, solitamente utilizzo l’insieme 1 per i macro obiettivi e l’insieme 2 per i micro obiettivi.

Nei prossimi paragrafi vedremo come tracciare un obiettivo di destinazione con Google Analytics e uno di evento tramite Google Tag Manager, utilizzando gli insiemi di obiettivi.

In pratica

Tracciare la pagina di destinazione come obiettivo

Se si desidera tracciare una visita a un URL specifico, è necessario impostare un obiettivo di destinazione. Per farlo vai in:

  • Amministrazione > Proprietà > Vista > Obiettivi
  • Seleziona l’opzione Personalizzato e premi Continua
  • Inserisci un nome
  • Inserisci l’obiettivo in un insieme di obiettivi (vedi il paragrafo precedente LINK)
  • Selezionare Destinazione e premere Continua
  • Inserire l’URL relativo alla pagina di destinazione (ad es. /thankyou.html)
  • Premi Salva

Ogni volta che un utente visita quell’URL specifico, esso verrà visualizzato come Obiettivo in tutti i report di Google Analytics.

Ricorda

Ci possono volere fino a 24-48 ore prima che l’obiettivo venga reso disponibile in Google Analytics. Usa il report real time per testare la configurazione in tempo reale.

Possibili problematiche

Una criticità relativa al tracking tramite URL di destinazione è relativa alla sua implicita possibilità d’errore. Tracciare la visita di un URL di una Thank You page come un obiettivo espone a possibili problematiche; per esempio l’utente potrebbe effettuare un refresh (involontario o meno) della pagina, questo comportamento innesca il conteggio di un altro raggiungimento di obiettivo, quando nella realtà dei fatti nessun nuovo lead o acquisto sono stati effettuati. Quello che consiglio è di non utilizzare questo metodo per tracciare le conversioni ma piuttosto identificare un evento univoco tramite Google Tag Manager (vedi come a questo paragrafo LINK).

Tracciare gli eventi come obiettivo

Ciò che rende Google Analytics davvero flessibile è l’abbinamento con Google Tag Manager e il tracciamento degli eventi. Con l’event tracking puoi tracciare cose come la lettura della sezione “recensioni”, l’interazione con una live chat, il click su un particolare elemento sul tuo sito. Impostando questi eventi come Obiettivi su Google Analytics è possibile averli a disposizione nei vari report.

Definire l’evento che si vuole tracciare

Per prima cosa, bisogna definire l’evento che si vuole tracciare. In questa ampia risorsa di Mozilla è possibile sfogliare tutti gli eventi DOM generati dal browser e che noi possiamo “ascoltare”. Ce ne sono molti, lo so, ma quelli tracciati dal 90% dei siti web si possono contare su due mani, per esempio:

  • Modulo di contatto o acquisto inviato
  • Download di un file
  • Riproduzione di un video
  • Aggiunta e rimozione dal carrello
  • Scroll
  • Click su link particolari
  • Interazioni con exit pop up

Vediamo ora un esempio di come utilizzare Google Tag Manager per tracciare il download di un file.

Come tracciare il download di un file

  • In Google Tag Manager create un nuovo trigger.
  • Impostare il tipo di trigger su “Clic – Solo link”
  • Selezionate questo attivatore si attiva su “Alcuni click sui link”
  • Perfezionate l’attivatore con RegEx (espressione regolare) o con condizioni particolari; nell’esempio dell’immagine sotto seleziono tutti i click URL che vengono effettuati su link contenenti documenti .doc o .pdf
  • Crea ora un nuovo tag di tipologia “Google Analytics: Universal Analytics”
  • Definite la categoria, l’azione e l’etichetta; questi valori sono completamente a tua descrizione, di solito contrassegno il campo dell’etichetta con qualche variabile dinamica come {{Click URL}}} che valorizzerà il campo etichetta con l’attributo href del link che viene cliccato.
  • Nel parametro delle impostazioni di Google Analytics, è necessario selezionare la variabile di impostazioni di Google Analytics, dove viene dichiarato il codice UA-XXXX-X. Se non l’hai ancora creata, è necessario crearla e poi aggiungerla.
  • Selezionare il trigger creato in precedenza, in modo che questo tag si attivi solo quando le condizioni sono soddisfatte (in questo caso, quando viene cliccato un link contenente un .pdf o un .doc).
  • Entra ora in Google Analytics e vai in Amministratore > Proprietà > Vista > Obiettivi e crea un nuovo obiettivo
  • Seleziona Personalizzato, dai un nome all’obbiettivo e seleziona la tipologia “Evento”
  • Nei dettagli dell’obiettivo, riporta i campi definiti in Google Tag Manager: la Categoria, l’Azione che avete precedentemente definito in Google Tag Manager; per quanto riguarda l’etichetta, riporto la stessa espressione regolare definita in Tag Manager.
  • Premi Salva.

Ricorda

Gli obiettivi non vengono applicati ai dati storici.

Come testare il funzionamento degli obiettivi in Google Analytics

Per testare il funzionamento degli obiettivi, se impostati tramite evento, puoi utilizzare il debug di Google Tag Manager.

  • Da Tag Manager, entra in modalità debug cliccando “Anteprima”.
  • Apri una tab dello stesso browser e visita il sito dove hai implementato l’evento.
  • Replica l’evento che stai tracciando (nel caso di questo esempio, un click su un link ad un documento).
  • Nel debug di Google Tag Manager apparirà “Link click”, con un dettaglio dell’evento.

Nel report in tempo reale di Google Analytics, nella sezione Eventi potrai vedere che è stato innescato un evento download.

Infine, nel rapporto Obiettivi > Panoramica vedrete che l’evento è stato riconosciuto come Obiettivo. Ricordate che, escluso il report in tempo reale, i dati di Google Analytics sono in differita: possono essere necessarie fino a 24-48 ore per veder apparire questo evento come obiettivo negli altri report.

Come assegnare un valore ad un obiettivo in Google Analytics

Oltre a contare il numero di lead e acquisti, potresti voler assegnare un valore monetario ad ogni obiettivo raggiunto. Se hai un ecommerce, ti consiglio di configurare l’add on per Analytics Enhanced ecommerce: misurerà una serie di metriche utili a chi gestisce siti di commercio online e ti metterà a disposizione una serie di report chiave per il tuo business.

Nel caso di un sito che genera lead, puoi attribuire un valore fisso per ogni contatto facendo alcune semplici domande a chi gestisce il lead generati dal sito web:

  • Quanti lead su 10 diventano clienti?
  • Quanto guadagni mediamente da ogni cliente, durante il primo acquisto?

Per esempio, se 3 lead ogni 10 diventano clienti e questi spendono una media di 120 euro a testa, vuol dire che il valore monetario stimato di ogni lead è:

totale acquisti (120 euro * 3) / numero di lead (10) = 36 euro

Potrai dunque inserire questa cifra come valore all’interno dell’obiettivo stesso durante la creazione.

Potresti voler utilizzare dei metodi più precisi per la stima di questo valore, ad esempio attraverso il calcolo del Customer lifetime value (CLTV).

Le domande che devi fare e a cui devi rispondere sono:

  • Quanto è stato il fatturato totale maturato tramite canali online in un dato periodo?
  • Quanti ordini maturati tramite canali online in un dato periodo?
  • Quanti lead sono diventati clienti in un determinato periodo?
  • Quanto è lunga la “vita” media di un cliente?

Raccolti questi dati potrai calcolare il CLTV con la seguente formula:

CLTV = ((Fatturato totale / numero di ordini) / (Numero di acquisti / numero di clienti)) * (Somma della durata della “vita” di ogni cliente / Numero di clienti)

Puoi utilizzare questa cifra come valore di raggiungimento di obiettivo.

Configurare un Funnel per gli obiettivi in Google Analytics

Nel marketing, i funnel di conversione sono una sequenza di fasi che i visitatori attraversano per “convertire”. Per esempio, nel caso di un ecommerce, il visitatore consulta la pagina catalogo, poi la pagina del singolo prodotto, poi la pagina di check out e per ultima la pagina di conferma ordine: ogni step può essere configurato all’interno di Google Analytics per analizzare particolari punti di drop-off dei visitatori.

In pratica

Per configurare un funnel devi partire da un Obiettivo, in Amministratore > Vista > Obiettivi > Nuovo obiettivo.

Ricorda

Puoi configurare il Funnel solamente in base alla URL, dunque la tipologia di obiettivo dovrà essere “Destinazione”.

Una volta creato l’obiettivo, attiva la spunta su “Canalizzazione”.

Inserisci un nome e una URL relativa per ogni pagina del tuo Funnel. Inserisci “Obbligatorio” solo se l’utente deve visitare una pagina specifica per completare l’obiettivo.

Dopo un certo numero di giorni, inizierai a potrai consultare il funnel nel report Conversioni > Obiettivi > Visualizzazione canalizzazioni.

Limitazioni

  • La configurazione non è retroattiva.
  • Traccia bene solamente i funnel che avvengono in un’unica sessione.

Ora che i tuoi obiettivi sono tracciati potrai accedere a metriche come completamento di obiettivo o conversion rate. Sei ora pronto per anonimizzare gli IP degli utenti.

Anonimizzare l’indirizzo IP in Google Analytics

L’anonymize IP in Google Analytics è una procedura attuata durante la collezione del dato atta a prevenire un incrocio con altri dati di profilazione degli utenti in possesso di Google. Facendo questo, sarà possibile rendere i cookie di Analytics GDPR compliant. Nella pratica, l’anomizzazione constite in una procedura di mascheramento di alcuni bit degli indirizzi IPv4 e IPv6 degli utenti, in modo che non risulti disponibile la localizzazione precisa dell’utente, che sarà dunque limitata a livello di città o provincia.

Se il tuo sito opera nell’unione europea, dunque, questa impostazione è da considerarsi obbligatoria per legge.

La procedura di anonimizzazione è piuttosto semplice. Vediamo come effettuarla con Google Tag Manager!

In pratica

Come attivare anonimize IP con Google Tag Manger

  • In Tag Manager, ritrova la variabile Impostazione Google Analytics che hai creato durante l’installazione del codice di tracciamento.
  • Nei campi da impostare inserisci un nuovo campo chiamato anonimizeIP e inserisci il valore true.
anonimize ip tag manager setup

Non ti rimane che pubblicare il tag! Una volta pubblicato, puoi verificare che l’anonimizzazione sia attiva attraverso Tag Assistant, l’estensione per Chrome.

Ora che hai anonimizzato l’IP dei tuoi utenti ricorda che devi far coesistere questa impostazione con il filtraggio degli ip interni.

Se hai problemi con la configurazione, lascia un commento!

Quali Filtri utilizzare in Google Analytics e come applicarli

I filtri in Google Analytics sono un importante funzionalità utile per includere o escludere specifici sottoinsiemi di traffico o per cercare e sostituire determinate informazioni. I filtri, applicati su ogni “hit”, possono essere definiti a livello di vista o di account, e dunque, in quest’ultimo caso, manutenuti e distribuiti nelle varie viste in maniera agile.

In questo capitolo vedremo alcuni esempi di filtri, quali filtri utilizzare sempre e come applicarli in pratica.

Qualche esempio di filtro

Un tipico utilizzo dei filtri è quello di escludere l’indirizzo IP statico della rete in cui ci si trova, in modo da non registrare dati e sessioni di chi gestisce un sito, ma i filtri possono essere utili anche per:

  • Escludere query parameters
  • Filtrare bot
  • Operazioni di lowercasing su url
  • Filtri per tag campagne e termini di ricerca interni
  • Gestire domini e sottodomini
  • Operazioni di search & replace

Ricorda

Anche se agiscono dopo l’elaborazione dei dati, i filtri sono distruttivi, quindi si consiglia sempre di creare una Vista senza alcun filtro come riferimento, in gergo “master”.

L’applicazione dei filtri sulla vista e sui dati non è istantanea e può richiedere fino a 24 ore, ma è possibile testarli subito tramite il report in tempo reale.

I filtri da applicare di default

Escludere hit da altri domini

Di default consiglio sempre di configurare 1 filtro: quello per escludere gli hit provenienti da altri domini. È davvero molto semplice mandare visite falsate al tuo account Analytics, in quanto il codice GA o GTM è visibile in chiaro nel codice sorgente del sito web, dunque chiunque può mandare degli hit in GA tramite il tuo tracking code. Puoi prevenire l’invio di hit da parte di altri domini attraverso un semplice filtro di esclusione (pattern: (^|\.)peakmetrics\.net ).

Escludere il traffico interno

Un altro filtro popolare è quello dedicato all’esclusione IP del traffico interno (il traffico aziendale): questo filtro serve per evitare che il traffico degli “addetti ai lavori” vada a sommarsi ai dati degli utenti reali del sito web. Questo filtro è efficace solamente se l’indirizzo IP da cui navigano gli addetti ai lavori è un indirizzo IP statico. Inoltre, con l’avvento del GDPR e dell’anonimize IP, il filtro per il traffico interno è diventato obsoleto, in quanto anonimize IP maschera anche gli IP interni, rendendoli non riconoscibili (leggi: Filtrare il traffico interno con Anonimize IP).

Search & Replace su referral

Un uso tipico dei filtri è quello di ripulire i referral da siti che inviano traffico da diversi domini o sotto domini, come ad esempio Pinterest, combinando tutte le diverse fonti in una sola. Nel vostro rapporto per sorgente potete vedere una lista di sorgenti come:

  • pinterest.com
  • it.pinterest.com
  • etc

La funzione search & replace vi permetterà di normalizzare la lista, unificandola in un unico dominio, nel nostro esempio pinterest.com

In pratica

Come effettuare un search & replace su referral dei Social Network

Per creare un nuovo filtro:

  • Vai in Amministrazione > Account > Tutti i Filtri
  • Seleziona “Aggiungi filtro”
  • Digita un nome
  • Seleziona Personalizzato > Cerca e sostituisci.
  • Scegli Campo filtro > Sorgente traffico.
  • Inserire la stringa di ricerca: \.pinterest\.com$ come stringa di ricerca
  • Inserire la stringa Sostituisci stringa: pinterest.com come stringa sostitutiva

Questo cercherà qualsiasi sottodominio di pinterest rinominandolo in pinterest.com. Chiaramente questo filtro è applicabile per qualsiasi Social Network o referral.

Hai problemi con la creazione di un filtro? Lascia un commento, sono qui per aiutarti.

Se hai impostato i filtri sei pronto per passare al prossimo capitolo che riguarda la creazione dei raggruppamenti di canale.

Raggruppamenti di canale: perché e come raggruppare le sorgenti in Analytics

I raggruppamenti di canale permettono di gestire e analizzare diverse sorgenti, mezzi e campagne in maniera aggregata. I raggruppamenti di canale facilitano la valutazione delle prestazioni dei diversi medium, dandoti la possibilità di analizzarli in modo aggregato.

Ricorda

Ogni business è unico, quindi non esiste una configurazione predefinita di raggruppamento dei canali standard adatta a tutti.

Con gli strumenti di marketing sempre più frammentati e l’uso estensivo degli UTM per marcare le campagne, dobbiamo personalizzare i raggruppamenti di canali in modo che sia possibile utilizzarli in modo efficace nelle nostre analisi.

Mappa i tuoi gruppi

La prima cosa da fare è definire tutti i canali di marketing (o “medium”), sia online che offline. Alcuni esempi di canali, per iniziare:

  • Social network (che potete ulteriormente segmentare in social network e social network a pagamento)
  • Ricerca
  • Ricerca a pagamento
  • Email marketing
  • Feed Rss
  • Banner su siti esterni
  • Rete display
  • Link di affiliazione
  • Link all’interno di un Ebook o PDF
  • Link condivisi su TV, radio o podcast
  • Link stampati
  • Link su cartelloni pubblicitari
  • Link dei partner
  • Codici Qr
  • Widget

Un’altra cosa utile da fare durante la mappatura dei canali è andare su Acquisizione > Tutto il traffico > Canali e vedere se avete (Other) nel vostro Default Channel Grouping. Assicuratevi di selezionare almeno 4 mesi di dati.

other su acquiszione canali

Cliccando dentro ad Other, ti verranno mostrate alcune sorgenti che Google Analytics non ha riconosciuto e che necessitano del tuo intervento per essere attribuite correttamente ad un canale.

È possibile esportare tali fonti in Google Sheets o csv. Ricordati di impostare Mezzo come dimensione secondaria e di mostrare tutte le righe prima di esportare.

ordina per sorgente e mezzo analytics

In pratica

Configurare i raggruppamenti di canali

Una volta che hai ricavato un elenco completo dei canali da mappare, è possibile procedere all’implementazione su Google Analytics.

Un paio di cose da sapere prima dell’implementazione:

  • Modificare il Default Channel Grouping è un’operazione da fare con cautela, da affidare ad un utente avanzato di Google Analytics; questa configurazione altera in modo permanente l’aggregazione del traffico; prima di effettuare la modifica in produzione, consiglio di utilizzare i Custom Channel Grouping o una vista di prova a scopo di test.
  • L’ordine dei gruppi è importante, poiché Google Analytics seguirà questo ordine per valutare e assegnare una sessione ad un canale specifico. Raccomando quindi di impostare prima le definizioni più specifiche, facendole seguire dalle definizioni più generali.
  • Le modifiche ai gruppi di canali predefiniti non si applicano ai dati storici. Se hai bisogno di retroattività, ti consiglio di utilizzare il Raggruppamento canali personalizzato.
  • Se non si dispone di un accesso completo al proprio account, è possibile utilizzare il Raggruppamento canali personalizzato per modificare il modo in cui viene etichettato il traffico. I Gruppi di canali personalizzati vengono visualizzati solo nell’account dell’utente che li ha creati, a meno che non siano condivisi.

Implementazione tramite Raggruppamento di canali personalizzato

Per risolvere il problema legato al raggruppamento scorretto della sorgente / mezzo “ facebook / post_adv” utilizzo un raggruppamento di canali personalizzato. Per farlo, vado in Amministrazione > Vista > Raggruppamento canali personalizzato e definisco un nuovo raggruppamento di canali che chiamo “Paid social”. Nell’esempio sto usando un espressione regolare per definire diversi mezzi e fonti, fra cui il mezzo “post_adv”.

raggruppamento di canale social a pagamento

Potete ora accedere al vostro Raggruppamento canali personalizzato nella sezione dedicata al reporting.

raggruppamento di canale personalizzato sui report

Una volta verificato che le modifiche apportate al raggruppamento personalizzato vengono applicate ai canali nella maniera corretta, è possibile implementare queste modifiche anche nel Raggruppamento canali di default, seguendo la stessa procedura vista sopra da un altro menù, che potete trovare in Amministrazione > Vista > Impostazioni canale > Raggruppamenti dei canali > Default channel grouping.

Una volta che implementate le modifiche nel Raggruppamento canali di default, lascia passare qualche giorno e comincerai a vedere i risultati delle nuove definizioni in ogni rapporto.

Il canale (Altro) è stato sostituito da Paid Social

Hai problemi con la configurazione dei canali? Lascia un commento e ti risponderò al più presto.

Se hai impostato correttamente i tuoi canali, sei pronto per passare al prossimo step della guida alla configurazione di GA. Vediamo assieme come escludere i parametri di ricerca dall’URL.

Escludere i parametri di ricerca URL in Google Analytics

Se il tuo sito contiene elementi come paginazioni o barre di ricerca, potresti trovare difficoltà nel analizzare il traffico di pagina in Google Analytics.

Gli URL dinamici sono indirizzi che contengono dei parametri che vengono inviati ad un server. Al fine di identificare questi parametri, gli URL dinamici contengono caratteri speciali come “&”, “$”, “+”, “=”, “?”, o “%”.

La dimensione “Pagine” distingue nativamente gli URL, in quanto effettivamente differenti, se contenenti dei parametri. Le metriche di pagina saranno dunque frammentate su più URL, anche se dovrebbero essere aggregate ad uno solo.

  • site.com/page
  • site.com/page?p=1
  • site.com/page?p=2
  • etc

Vuoi verificare se il tuo account Google Analytics è afflitto da questo problema? Basta andare nel report Comportamento > Contenuti del sito > Tutte le pagine e digitare nella barra di ricerca interna al report i caratteri speciali elencati sopra. Se verranno mostrate una serie di URL vuol dire che le metriche di pagina sono frammentate. A te decidere se, al fine dell’analisi, hai necessità di visualizzare le metriche di questi URL in uno unico URL per pagina. Vediamo ora come fare per unificare gli URL dinamici.

ricerca query parameter report analytics

Ricorda

Per best practice, effettua queste modifiche nella vista di Test; lascia sempre inalterata la vista Master (non sai di cosa sto parlando? Vedi questo capitolo della guida).

In pratica

Come escludere i query parameters dagli URL in Google Analytics

È possibile escludere i parametri di interrogazione negli URLS in due modi:

  • Usando il campo query parameters si può trovare sulle impostazioni della vista
  • Impostare un filtro personalizzato e applicarlo alle viste

Per filtrare i query parameters dalla vista va su Amministrazione > Impostazioni viste > Escludi parametri di ricerca URL.

Anche se escludere i query parameters con il filtro di a livello di vista può sembrare più rapido, non è il metodo più lungimirante. Il campo accetta solo 256 caratteri: se il vostro sito contiene molti parametri di query, potreste raggiungere il limite in pochissimo tempo. Se il vostro sito ha decine di viste, devi costruire e manutenere i filtri su ogni singola vista.

Come escludere i query parameters attraverso i Filtri

Quello che suggerisco è di escludere i parametri di ricerca attraverso filtri a livello di account. Avrete la possibilità di applicare i filtri a qualsiasi vista e di mantenerli da un unico posto.  È anche possibile applicarli a diverse proprietà dello stesso account. Nella pratica è necessario:

  • Creare un nuovo filtro a livello di account [link alla sezione] e dargli un nome
  • Selezionare Personalizzato > Campo “Cerca e Sostituisci” e Campo Filtro “URI della richiesta”
  • Compilare i due campi:
    • il primo permette di inserire un’espressione regolare per selezionare alcuni tipi di stringhe URI
    • il secondo consente di sostituire la stringa selezionata con un testo; questo campo deve essere sempre lasciato vuoto, in modo che i parametri di ricerca vengano cancellati

Ecco l’espressione regolare che sto usando per selezionare la stringa “product-page” e ogni parametro che successivo. Basta cambiare “data” con il proprio parametro URL.

(\?product-page(.*))

È possibile testare la configurazione del filtro da Ammistrazione > Vista > Filtri, selezionando il filtro su cui si sta lavorando e premendo “Verifica questo filtro”. Ti consiglio di applicare il filtro alla vista Test e lasciare che i dati si popolino per almeno 24 ore. Dopo esserti assicurato che il filtro funzioni correttamente, si può procedere e implementarlo anche nella vista di Produzione.

Hai problemi con la configurazione? Lascia un commento, sarà un piacere aiutarti!

Nel prossimo capitolo vedremo come attivare il filtro dedicato ai bot.

Filtraggio dei bot in Google Analytics

I crawler o web spider, come googlebot o bingbot, sono software che scandagliano il web in cerca di contenuti. In Google Analytics, gli spider comuni, come quelli dei motori di ricerca, sono filtrati per impostazione predefinita.

Ma ci sono anche altri tipi di bot che inviano spam o effettuano delle scansioni del vostro sito più volte al giorno, eseguendo Javascript e innescando hit verso i server di Google Analytics. Il problema con queste tipologie di bot è che, anche se li trovi e filtri, inquinerebbero comunque i dati storici dell’account. E ciao confronti.

In pratica

Per filtrare tutto il traffico dei bot conosciuti dai vostri report, vai su Amministrazione > Vista > Impostazioni vista e seleziona “Escludi tutti gli hit da bot e spider conosciuti”. Applica questo filtro alla vista di produzione e lascia inalterata la vista Master (se non sai di cosa sto parlando, vedi questo capitolo).

La lista dei BOT in Google Analytics viene aggiornata periodicamente tramite l’elenco internazionale degli spider dello IAB.

Questo è tutto! La configurazione di base di Google Analytics è conclusa.

La verità però è che esistono molti altri interventi che puoi prevedere per migliorare la qualità dei dati in Analytics. E inoltre, se hai un E-commerce, esiste un mondo a parte, su cui ho scritto una guida esaustiva.

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